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Amianto: verso il nuovo Piano della Regione.

pubblicato il 28/04/2017 13:18, ultima modifica 28/04/2017 13:18
Negli ultimi 10 anni, oltre 18 milioni di euro di contributi a pubblici e privati per la bonifica. Tra gli obiettivi, rafforzare l'attività di vigilanza e controllo, istituire una rete per la presa in carico globale dei pazienti affetti da mesotelioma, procedure semplificate per la rimozione e lo smaltimento di piccole quantità da parte dei privati.

Dal 2004, in Emilia-Romagna mappati più di 1.000 siti pubblici o privati aperti al pubblico accesso: nel 70% dei casi l'amianto (sia friabile che compatto) è stato totalmente rimosso, i rimanenti sono sotto controllo o messi in sicurezza. Oltre 4.000 gli edifici bonificati precedentemente dall'amianto friabile. Più di 150 nuove diagnosi di mesotelioma maligno in media l'anno nel periodo 2011-2013; 113 nel 2016 (dato non ancora consolidato)

Bologna - Un nuovo Piano Amianto della Regione Emilia-Romagna (PARER). Per consolidare e migliorare quanto è già stato fatto finora con il precedente e sviluppare nuove azioni, secondo un approccio trasversale fra ambiente, salute e lavoro. Se ne discute oggi, nella Giornata mondiale dedicata alle Vittime dell’Amianto, in occasione della Conferenza regionale Amianto, organizzata dalla Regione in collaborazione con Cgil, Cisl e Uil Emilia-Romagna. Presenti all’incontro gli assessori Sergio Venturi (Politiche per la Salute) e Paola Gazzolo (Difesa del suolo e della costa, Protezione civile e Politiche ambientali e della montagna), mentre le conclusioni sono affidate al presidente della Regione, Stefano Bonaccini.

Il nuovo Piano Amianto, in sintesi
Tra gli obiettivi del nuovo Piano Amianto, frutto di un lungo confronto e in fase ormai di ultimazione, e che rientra nel più ampio Piano regionale della Prevenzione 2015-2018, c’è l’ulteriore consolidamento della sorveglianza epidemiologica e sanitaria, della conoscenza sulle attuali esposizioni all’amianto e il miglioramento della tutela della salute e della qualità degli ambienti di vita e di lavoro in relazione al rischio.
Tra le azioni previste, la “sistematizzazione” di archivi regionali informatizzati dei lavoratori esposti ed ex esposti, il miglioramento dei processi di acquisizione delle informazioni sulla diffusione di amianto nelle condotte degli acquedotti, il consolidamento della capacità d’analisi dei laboratori.

Per effettuare le bonifiche e i controlli secondo criteri di priorità, in raccordo con gli altri enti coinvolti, il Piano vuole approfondire le più efficaci modalità di mappatura e promuovere procedure semplificate fra i diversi enti pubblici per gestire le segnalazioni per presenza di amianto. Non solo: si punta a favorire procedure semplificate per la rimozione e lo smaltimento di piccole quantità di amianto in matrice compatta da parte dei privati cittadini; attualmente questa tipologia di raccolta è già presente circa nell’80% dei Comuni e gratuita nel 50%. 

Per tutelare ancora di più i lavoratori che sono esposti - o che sono stati esposti - all’amianto, il Piano prevede la costruzione di un programma regionale di assistenza, informativa e sanitaria, dedicata ai lavoratori nei Dipartimenti di Sanità Pubblica delle Aziende Usl, e l’istituzione di una rete regionale per la presa in carico dei pazienti affetti da mesotelioma pleurico. Il Piano, inoltre, vuole migliorare la qualità della cura di questi pazienti attraverso la messa a punto di un modello che consenta la presa in carico globale, in grado di fornire la migliore assistenza sia in ospedale che sul territorio.

Per quanto riguarda, invece, il tema dei rifiuti, allo stato attuale una parte consistente di materiali con amianto viene conferita in impianti di smaltimento all’estero, soprattutto in Germania, con costi considerevoli, dovuti anche all’alta incidenza del trasporto. Solo il 6% dei rifiuti contenenti amianto (RCA) prodotti in Emilia-Romagna viene conferito nelle discariche regionali (2 quelle idonee). Alla luce del Piano nazionale Amianto e della necessità di tendere a una autosufficienza territoriale, il nuovo Piano regionale pone quindi l’esigenza di individuare, da parte delle amministrazioni, aree idonee per localizzare discariche per rifiuti che contengono amianto e percorsi finalizzati alla realizzazione di impianti di smaltimento regionali.

Cosa ha fatto la Regione
Negli ultimi 10 anni, la Regione (assessorato alle Politiche ambientali) ha destinato oltre 18 milioni di euro di contributi a pubblici e privati (aziende) per la bonifica. Di questi, 2,7 milioni sono serviti per effettuare rimozioni d’amianto in 20 scuole già mappate dalla Sanità col Piano del 1996, oltre ad altre 52 scuole extra mappatura. Inoltre, in seguito al terremoto del 2012, sono state rimosse e smaltite 6.500 tonnellate di macerie contenenti amianto, con una spesa complessiva di 3,2 milioni di euro.

Da sempre la Regione ha mostrato una particolare attenzione alla protezione dai rischi legati alla presenza di amianto. Nel 1992, con un’apposita legge (la n. 257), l’Italia mette al bando tutti i prodotti con amianto, vietando l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione del minerale, in quanto cancerogeno, secondo un programma di dismissione il cui termine ultimo è fissato all’aprile 1994. Già due anni dopo (era il 1996) l’Emilia-Romagna ha approvato il primo Piano Amianto e istituito – prima Regione in Italia – il Registro Mesoteliomi (ReM) regionale

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